Guida Definitiva Alle Principali Monete Collezionabili

Nel mondo del collezionismo di monete, ci sono tantissimi tipi di monete da poter prendere in considerazione e per descrivere tutti i prodotti numismatici esistenti servirebbe un’enciclopedia. Mi limito ad esplicitare le monete più richieste dai collezionisti italiani, quelle più gettonate e che destano interesse in Italia.

Le principali monete collezionabili sono: gli euro dei vari Stati membri dell’eurozona, le lire del Regno d’Italia, le lire della Repubblica italiana, le monete degli antichi romani, le monete degli antichi greci e le monete della Filarmonica di Vienna.

Qui sotto, illustrerò le monete citate, cercando di esplicitare di che tipo di prodotto numismatico si tratta esattamente e perché desta interesse.

Gli Euro Dei Vari Stati Europei

Gli euro collezionabili di Europa sono di questi 23 Paesi:

  1. Andorra
  2. Austria
  3. Belgio
  4. Cipro
  5. Estonia
  6. Finlandia
  7. Francia
  8. Germania
  9. Grecia
  10. Irlanda
  11. Italia
  12. Lettonia
  13. Lituania
  14. Lussemburgo
  15. Malta
  16. Monaco
  17. Olanda
  18. Portogallo
  19. San Marino
  20. Slovacchia
  21. Slovenia
  22. Spagna
  23. Città del Vaticano

Per ognuno di questi 23 Stati, ci sono specifici prodotti numismatici in versione fior di conio e fondo specchio: serie divisionali di vario genere, 2 euro commemorativi, monete commemorative in argento, monete commemorative in oro e altri tipi di monete commemorative realizzate con metalli non nobili.

Per conoscere i dettagli di questi prodotti numismatici in euro di ognuno dei 23 Paesi elencati, potete cliccare nel link accanto e leggere nella sua interezza di che tipi di euro si tratta esattamente

Perché Gli Euro Destano Interesse?

Le monete in euro interessano molto i collezionisti perché fanno parte dell’epoca contemporanea e quindi del periodo storico degli attuali collezionisti, soprattutto quelli più giovani. Ogni Stato ha disegni al dritto diversi delle monete euro e “fa gola” anche al semplice collezionista di euro circolanti, la possibilità di “averle tutte”.

E La Cartamoneta in Euro?

La cartamoneta in euro, a differenza delle monete, non desta particolare interesse tra i collezionisti. I motivi sono diversi, ma il principale è uno. Lo possiamo dire senza mezzi termini: le banconote in euro sono le più brutte che la storia della cartamoneta mondiale possa ricordare.

Non è un giudizio personale. Sono oggettivamente brutte, scialbe e spoglie. Soprattutto la prima versione. Quello che denotano è una totale assenza di senso estetico, che a confronto rendono le banconote del gioco del Monopoly ricche di stile e di attrattiva.

Nel 2019 si è conclusa la nuova serie delle banconote in euro col taglio da 200 euro. Sono migliori dell’inguardabile e imbarazzante prima serie, ma rimangono ugualmente non desiderabili ai fini di una collezione. Hanno più fascino i biglietti del parcheggio usati.

Le Lire Del Regno d’Italia

La lira è diventata la valuta ufficiale dell’Italia nel 1861 dopo l’unificazione italiana, ma ha smesso di essere utilizzata nel 2002. Il sistema di conio in euro è entrato in circolazione in Italia nel 2002 ed è attualmente la valuta ufficiale del nostro Stato.

Alla creazione del Regno d’Italia sotto Vittorio Emanuele II, fu istituita una lira unificata, con 4 grammi e mezzo di argento o poco più di 290 millesimi di oro.

Questa fu una diretta continuazione della lira sarda. Altre valute sostituite dalla lira italiana includevano la sterlina Lombardia-Veneto, il ducato delle Due Sicilie, il fiorino toscano, lo scudo dello Stato Pontificio e la lira di Parma.

Nel 1865 l’Italia faceva parte dell’Unione monetaria latina in cui la lira era posta uguale, tra l’altro, ai franchi francese, belga e svizzero: infatti, fino all’introduzione dell’euro nel 2002, le persone che parlavano il gallo-italico, i dialetti dell’Italia nord-occidentale di solito chiamavano “franco” la lira.

La prima guerra mondiale ha rotto l’Unione monetaria latina e ha provocato un aumento dei prezzi di diverse volte in Italia. L’inflazione fu in qualche modo frenata da Mussolini, che, il 18 agosto 1926, dichiarò che il tasso di cambio tra lira e sterlina sarebbe stato di 90 lire per sterlina (la cosiddetta quota 90, sebbene il tasso di cambio libero fosse stato più vicino a 140 o 150 lire).

Le Tre Versioni

Ci sono tre versioni delle lire del Regno d’Italia. La prima versione riguarda Vittorio Emanuele II e fa parte di un periodo storico durato 17 anni, che va dal 1861 al 1878. I tagli furono i seguenti 13:

  • 1 centesimo di lira
  • 2 centesimi di lira
  • 5 centesimi di lira
  • 10 centesimi di lira
  • 20 centesimi di lira
  • 50 centesimi di lira
  • 1 lira
  • 2 lire
  • 5 lire
  • 10 lire
  • 20 lire
  • 50 lire
  • 100 lire

La seconda versione riguarda Umberto I e va dal 1878 al 1900, anno in cui il Re subì un attentato a Monza in stampo anarchico e ne rimase vittima. Questa seconda versione di lire ebbe gli stessi 13 tagli delle lire della prima versione del Regno d’Italia.

La terza versione riguarda Vittorio Emanuele III e va dal 1900 al 1946, anno in cui il sovrano abdicò. Il suo regno fu il più longevo rispetto ai due predecessori e durò 46 anni. Anche in questa terza versione di lire, i tagli furono sempre 13 come nella I e nella II serie.

Perché Le Monete Del Regno d’Italia Destano Interesse?

Le monete del Regno d’Italia destano un grande interesse tra i collezionisti italiani. Sia perché fanno parte del passato della nostra nazione, sia per il fatto che hanno attraversato un periodo storico molto intenso che comprende la prima e la seconda guerra mondiale.

Tra le monete del Regno d’Italia ci sono anche diverse monete molto rare e di gran valore, anche in metalli preziosi, che destano l’interesse non solo dai collezionisti, ma anche dagli investitori.

Le Lire Della Repubblica Italiana

Nel 1946 fu ripresa la produzione di monete, sebbene solo nel 1948, con il potere d’acquisto della lira ridotto al 2% di quello del 1939, i numeri coniati superarono il milione. Per cominciare, sono state emesse quattro denominazioni in alluminio: 1 lira, 2 lire, 5 lire e 10 lire. Queste monete erano in circolazione insieme alla Lira AM e ad alcune delle vecchie monete svalutate del Regno italiano.

Nel 1951 il governo decise di sostituire tutte le monete e le banconote circolanti con nuove monete di alluminio da 1, 2, 5 e 10 lire di dimensione più piccola (sebbene la moneta da 2 lire non fosse stata emessa nel 1951 e nel 1952 e nel 1954 e 1955 fu coniata in acciaio inossidabile), furono introdotte anche monete da 50 e 100 lire, seguite da 20 lire in alluminio e bronzo nel 1957 e 500 lire in argento nel 1958.

L’aumento del prezzo dei lingotti d’argento portò alla produzione delle monete da 500 lire solo in piccoli numeri per collezionisti dopo il 1967. Le 500 lire (e successivamente le 1.000 lire) apparvero anche in una serie di emissioni commemorative di monete, come il centenario dell’unificazione italiana nel 1961.

Tra il 1967 e il 1982, due tipi di cartamoneta sono stati emessi dal taglio di 500 lire. Questi non sono stati emessi dalla “Banca d’Italia”, ma direttamente dal governo che porta il titolo di “Repubblica Italiana”.

Nel 1977 furono introdotte monete da 200 lire di alluminio e bronzo, seguite nel 1982 dalla moneta bimetallica da 500 lire. Questa è stata la prima moneta bimetallica prodotta per la circolazione, coniata con un sistema brevettato dalla zecca di Roma. È stato anche il primo esemplare a presentare il valore del conio anche nell’alfabeto braille per i non vedenti.

La produzione di monete da 1 e 2 lire per la circolazione cessò nel 1959; la loro tiratura è stata riavviata dal 1982 al 2001 per le serie divisionali di monete da collezione. La produzione della moneta da 5 lire fu notevolmente ridotta alla fine degli anni ’70 e cessò la circolazione nel 1998.

Analogamente, nel 1991 la produzione di monete da 10 e 20 lire era limitata. Le dimensioni delle monete da 50 e 100 lire furono ridotte nel 1990, ma furono completamente ridisegnate nel 1993. Una moneta bimetallica da 1.000 lire fu introdotta nel 1997 e terminata nel 2001 con l’introduzione dell’euro.

Perché Le Lire Della Repubblica Italiana Destano Interesse?

Per i collezionisti italiani le lire della Repubblica italiana rappresentano grande interesse sia perché riguardano un recente passato a cui molto spesso si è nostalgici, sia per il fatto che sono esteticamente molto belle. Delle vere e proprie opere d’arte.

Le Monete Degli Antichi Romani

Come detto in un articolo dedicato appositamente alle monete romane, quelle più note sono le seguenti e sono anche le preferite dalla moltitudine dei collezionisti:

  • L’Asse – Inizialmente fu coniato col bronzo fuso. Più tardi, con la riduzione del peso, era abbastanza piccolo da essere battuto con matrici di monete. Con le riforme della moneta di Augusto nel 23 a.C., questa moneta fu colpita in rame e mostrò l’imperatore a testa nuda o con le ali. Sotto il dominio di Valeriano e di suo figlio Gallieno a metà del III secolo, l’asse fu coniato raramente.
  • Il Dupondio – Vale due assi. Significa letteralmente “due libbre”, ma anche durante la Repubblica Romana non pesava così tanto. Sebbene questa moneta in ottone fosse di colore più giallo, era ancora facilmente confusa con l’Asse. Sotto l’imperatore Nerone, nel dupondio si iniziò a raffigurare un imperatore con una corona radiata.
  • Il Sesterzio – Originariamente era una piccola moneta d’argento emessa intorno al 211 a.C., il Sesterzio valeva 2 assi e mezzo. Sotto Augusto divenne una grande moneta “d’oro” di oricalco (ottone), del valore di 4 assi. Le sue grandi dimensioni hanno permesso agli imperatori di commemorare vittorie, trionfi o virtù come sovrani. Nel III secolo d.C., il Sesterzio era diventato una moneta di bronzo più piccola e, dopo il regno di Gallieno (253-268 d.C.), non fu più coniato.
  • Il Follis – L’imperatore Diocleziano per la prima volta ha coniato il Follis, una moneta di bronzo con una piccola quantità di argento, intorno al 294 d.C. A causa dello stato caotico dell’impero, subì rapidamente cambiamenti, diminuendo di dimensioni e peso.
  • Il Follis ridotto – Nel tempo, i cambiamenti economici hanno costretto una riduzione delle dimensioni e del peso del Follis in bronzo. Fu gradualmente ridotto sotto Costantino e infine sostituito dopo la fine dell’era costantiniana.
  • Il Denario – Questa moneta d’argento standard dell’Impero romano raffigurava un imperatore con una corona di alloro. Fu emesso per la prima volta intorno al 211 a.C., iniziò con una lega del 5% e nel corso degli anni la lega fu aumentata, fino a quando, durante il regno di Settimio Severo, raggiunse il 50%. Il Denario scomparve dalla circolazione intorno al periodo di Gordiano III (238-244 d.C.).
  • L’Antoniniano – Caracalla coniò per la prima volta l’Antoniniano intorno al 211 d.C. e prese il nome da lui: M. Aurelio Antonino “Caracalla”. Questa moneta d’argento mostra l’imperatore che indossa una corona radiata in contrapposizione alla corona d’alloro del Denario. A partire dal 40% di argento, questa moneta è stata gradualmente ridotta a una quantità minore di argento. Alla fine fu abolito durante il regno di Costantino il Grande (307-337 d.C.).
  • La Siliqua – È una piccola moneta d’argento emessa per la prima volta da Diocleziano, originariamente chiamata Argenteo. In seguito reintrodotta come Siliqua sotto Costantino il Grande, questa moneta pesava 1/96 (un novantaseiesimo) di una sterlina romana, ma il suo esatto posto nel sistema monetario e il suo valore non sono noti.
  • L’Aureo – Moneta d’oro standard dell’Impero romano. Rilasciata per la prima volta regolarmente sotto Giulio Cesare intorno al 46 a.C. Anche se è stato ridotto di peso nel tempo, il contenuto di oro è rimasto costantemente elevato. L’Aureo circolò fino al 309 d.C. quando Costantino il Grande lo sostituì.
  • Il Solido – Moneta d’oro coniata da Costantino il Grande, che pesa meno dell’Aureo e lo sostituisce. Questa moneta, in seguito coniata dai bizantini, resistette per sette secoli come una moneta d’oro circolante utilizzata per il commercio in Europa.

Perché Le Monete Romane Destano Interesse?

Le monete romane non possono non destare interesse. Sono amate dai collezionisti italiani e da quelli del resto del mondo. Le monete degli antichi romani sono ricche di fascino, storia, mistero e hanno attraversato svariati secoli prima di giungere a noi.

Collezionarle, significa anche imparare una lunga parte della storia in maniera non convenzionale e decisamente più coinvolgente.

Le Monete Degli Antichi Greci

La coniazione di queste monete iniziò subito dopo il 650 a.C. Il poeta greco Xenofane del VI secolo, citato dallo storico Erodoto, attribuì la sua invenzione agli abitanti di Lidia, i primi a coniare e usare monete d’oro e d’argento.

Le monete greche antiche fanno parte di tre grandi periodi:

  • Il periodo arcaico – fino al 480 a.C.
  • Il periodo classico – dal 480 a.C. al 323 a.C.
  • Il periodo ellenistico – dal 323 a.C. al 31 a.C.

Oggi, diverse collezioni di monete greche antiche sono detenute da musei di tutto il mondo. Le collezioni del British Museum, dell’American Numismatic Society e del Danish National Museum sono considerate le migliori.

La collezione dell’American Numismatic Society comprende circa 100.000 monete della Grecia antica da molte regioni e zecche, dalla Spagna e dal Nord Africa all’Afghanistan. In varia misura, queste monete sono disponibili per lo studio di accademici e ricercatori.

Esiste anche un mercato di collezionisti attivi di monete greche. Diverse case d’asta in Europa e negli Stati Uniti sono specializzate in monete antiche (incluse quelle greche) e c’è anche un grande mercato online per tali monete.

Delle scorte di monete greche sono state ritrovate in Europa, Medio Oriente e Nord Africa, e alcune monete di queste scorte arrivano sul mercato.

Le Monete Greche Più Famose

Atene era una grande potenza militare nell’antica Grecia ed è considerata la culla della civiltà e della democrazia occidentale. Dopo aver sconfitto i persiani nella battaglia della maratona nel 490 a.C., Atene fu portata in un’età d’oro.

Durante questo periodo di prosperità, Atene ha espanso la sua influenza politica ed economica in tutto il mondo greco, permettendo al progresso artistico e intellettuale di prosperare ad un ritmo che non è mai stato eguagliato. La loro forza militare e navale fu aiutata in modo significativo dal loro afflusso di fondi dall’estrazione dell’argento a Laurion, così come dalle risorse combinate della Lega Delio-Attica.

La quantità di argento controllata dagli Ateniesi permise loro di coniare l’autorevole conio dell’antica Grecia, il grosso e pesante tetradrachm (il gufo ateniese), che rimane oggi la moneta antica più famosa e riconoscibile. Questa moneta era la più grande moneta d’argento del suo tempo e ha reso popolare l’uso del dritto di una moneta come “testa” e il rovescio come “coda” dell’animale.

Sono state prodotte per oltre 400 anni e, mentre lo stile artistico è cambiato nel tempo, il tema è rimasto coerente, mostrando Athena, la dea della saggezza e della guerra, sul dritto e una civetta, il suo animale protettore, sul retro. Questa coerenza ha rafforzato il loro messaggio internazionale e ha simboleggiato il potere economico di Atene.

La coniazione del primo tipo arcaico di gufi ateniesi iniziò intorno al 512 a.C. e continuò fino all’inizio del V secolo a.C. Queste prime monete erano progettate in modo molto rozzo e generalmente di scarsa qualità. Lo stile cambiò rapidamente nei decenni successivi, diventando più raffinato e artistico, raggiungendo un picco intorno al 460 a.C. Nel 449 a.C., durante il primo periodo classico dell’arte greca, i disegni furono nuovamente rivisti e la produzione aumentò esponenzialmente per tenere il passo con le richieste di grandi progetti di costruzione e per il finanziamento della guerra del Peloponneso, che iniziò nel 431 a.C. Atene cominciò poi a prosperare notevolmente.

Gli ateniesi trattarono il loro conio non solo come mezzo per facilitare il commercio e diffondere le loro immagini politiche, ma anche come impresa, ottenendo un profitto su ogni “gufo” coniato. Il valore di un tetradrachm era troppo elevato per le transazioni quotidiane, ma venivano utilizzati per i progetti immobiliari, per le grandi transazioni commerciali, per il commercio internazionale e per i pagamenti per i preparativi bellici.

Attraverso un attento controllo, i loro tetradrachm diventarono noti per essere di ottima qualità, in metallo e peso costante, risultando idonei anche in altre città, i cui commercianti li usarono per la loro portabilità e per la loro accettazione globale.

Mentre la “tartaruga” dell’isola di Egina è stata la prima moneta ad essere ampiamente accettata a livello internazionale, i “gufi ateniesi” sono stati coniati in un numero molto più consistente e hanno viaggiato più lontano e ben al di fuori della Grecia, risultando così la prima valuta commerciale onnipresente al mondo.

Il dritto ritratto della loro dea protettrice Atena è raffigurato in un’interessante combinazione di femminilità e intimidazione attraverso la presenza dell’elmetto da guerra, che mostra entrambi i lati del personaggio di Atena. È stata spesso descritta come “dagli occhi scintillanti”, quindi è probabile che la rappresentazione arcaica del suo grande occhio a mandorla fosse intenzionale e avesse origini mitologiche.

I Greci non consideravano gli uccelli come divini, ma molti diventarono animali simbolici di vari dei. La specie di gudo raffigurata sul retro dei tetradrachms è stata identificata come “Athene noctua”, ossia la classica civetta.

L’iscrizione “ΑΘΕ” nei tetradrachm è un’abbreviazione di ΑΘΕΝΑΙΟΝ, che vuol dire “degli ateniesi”. Queste monete erano così popolari che furono spesso copiate da altri paesi e conservarono questa iscrizione con la speranza di avere la loro valuta associata alle qualità positive dei veri tetradrachm di gufo.

Il rovescio di queste monete presenta un rametto di ulivo, riferito all’olio di oliva, una delle principali esportazioni di Atene e inoltre rappresentava ironicamente anche il simbolo di pace sulle monete che venivano spesso utilizzate per finanziare le guerre.

Il profilo di Athena è rappresentato con un enigmatico sorriso arcaico, con un occhio più naturale e un ritratto femminile rispetto alle altre versioni, sormontato da un disegno floreale naturalistico sul suo casco. Il rovescio mostra un gufo eccezionalmente dettagliato, incredibilmente realistico.

Oltre alla loro evoluzione stilistica, i tetradrachmdi di Atene cambiarono in modo significativo nel tempo, appiattendosi ed allargandosi. Questo nuovo stile dei tetradrachm nacque con la sua coniazione nel II secolo a.C. Seguirono una moltitudine di altre versioni dal V secolo a.C.

Perché Le Monete Degli Antichi Greci Destano Interesse?

Le monete dell’antica Grecia destano interesse più o meno per gli stessi motivi per cui destano interesse le monete dell’antica Roma: hanno una lunghissima storia, sono ricche di fascino, mistero e sono straordinariamente belle.

Le Monete Della Filarmonica Di Vienna

Dal 1989 la zecca austriaca di Vienna conia le monete della Filarmonica di Vienna. Fino al 2001 la loro valuta erano gli scellini. Dal 2002 in poi, le monete della Filarmonica di Vienna vennero coniate in euro. Vengono coniate in 3 metalli preziosi: argento, oro e platino. Tutte riportano al dritto degli strumenti musicali e al rovescio un organo a canne.

Le monete della Filarmonica di Vienna in argento, hanno ad oggi il solo taglio da 1,50 € (un euro e mezzo) e coniate dal 2008. Sono realizzate in argento puro a 999 millesimi. Pesano un’oncia (31,1 grammi) e il loro diametro è di 37 millimetri.

Le monete della Filarmonica di Vienna in oro, sono tutte realizzate in oro puro a 999 millesimi. I tagli ricorrenti dal 2002 sono questi cinque:

  • 4 euro – peso: 1,24 gr. e diametro: 13 mm.
  • 10 euro – peso: 3,12 gr. e diametro: 16 mm.
  • 25 euro – peso: 7,78 gr. e diametro: 22 mm.
  • 50 euro – peso: 15,55 gr. e diametro: 28 mm.
  • 100 euro – peso: 31,1 gr. (1 oz) e diametro: 37 mm.

I tagli straordinari sono stati questi due:

  • 2.000 euro
  • 100.000 euro

Il taglio da 2000 euro fu coniato solo nel 2009 con una tiratura di 6.027 pezzi. Il suo peso fu di 622 grammi e il diametro di 74 millimetri. Questa moneta è quotata oggi 31.500 €.

L’enorme taglio da 100.000 euro fu coniato solo nel 2004 con una limitatissima tiratura di soli 15 esemplari. Il peso fu di 31,1 Kg e il diametro di 370 millimetri! La quotazione ad oggi non è nota, ma è sicuro che valga almeno una quantità elevata di milioni di euro.

Le monete della Filarmonica di Vienna in platino, sono realizzate in platino purissimo a 999,5 millesimi. Vennero introdotte dal 2016 con il taglio da 100 euro, il cui peso è di 31,1 grammi (un’oncia) e il diametro è di 37 millimetri. Dal 2018 viene offerto anche il taglio da 4 euro, con un peso da 1,24 grammi e un diametro di 13 millimetri.

Perché Le Monete Della Filarmonica Di Vienna Destano Interesse?

Le monete della Filarmonica di Vienna destano interesse per il loro splendore, il loro valore e la loro particolarità, soprattutto per la versione in platino, che è decisamente una scelta non comune.

Conclusione

Le principali monete che i collezionisti italiani ambiscono sono: gli euro dei vari Stati europei, le lire del Regno d’Italia e della Repubblica italiana, le monete degli antichi romani e degli antichi greci e le preziose monete della Filarmonica di Vienna.

I motivi ricorrenti per cui alcune monete destano più interesse di altre, riguardano la storia e la bellezza di quei prodotti numismatici. Il valore è un aspetto secondario, seppur presente, ma è più l’aspetto prediletto da un investitore classico. Ogni collezionista è a parte, ma quel che è certo, è che ognuno è mosso dalla passione verso una categoria piuttosto che un’altra di questi splendidi oggetti chiamati monete.

Davide Z.

Laureato in “Comunicazione per le imprese mediali e la pubblicità”, Davide ha trascorso un periodo della sua vita in Slovenia dove si è occupato di scrittura e di realizzazione di contenuti creativi per il web, grazie ad una borsa di studio Erasmus+. Ha frequentato un corso di formazione professionale dedito alla sceneggiatura. È esperto nella realizzazione di prodotti audiovisivi per ragazzi e adolescenti, destinati ai canali web e televisivi.

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